Sabato torna la tradizionale Marcia per la vita che quest'anno ricorderà il funesto anniversario dell'approvazione della legge sull'aborto che ha causato in Italia già sei milioni di aborti. Un pensiero ad Alfie e uno all'eugenetica dei tempi moderni che prosegue sempre nuove forme di infanticidio. Intervista alla portavoce Coda Nunziante.
intervista a cura di Valerio Pece
La tradizionale adorazione eucaristica si terrà invece la sera della vigilia presso la chiesa di Santa Maria in Campitelli, e oltre al card. Burke vedrà la presenza del card. Brandmüller. A conferma, infine, di come il mondo prolife sia in fibrillazione e di come molti equilibri ecclesiali si vadano modificando, la Marcia sarà seguita da un altro convegno, promosso dal professor Josef Seifert e dalla sua neonata “Accademia Giovanni Paolo II per la vita umana e la famiglia” (“John Paul II Academy for Human Life and the Family”), che comprende diversi membri non riconfermati della Pontificia Accademia per la vita presieduta da mons. Vincenzo Paglia.
Per inquadrare l’VIII edizione della Marcia nazionale per la Vita abbiamo incontrato Virginia Coda Nunziante, storica e appassionata portavoce della Marcia fin dal suo primo svolgimento.
DOMENICA 25 MARZO 2018: GIANFRANCO AMATO A "NON E' L'ARENA" SU LA 7
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- Pubblicato Sabato, 24 Marzo 2018 11:13

«CONTRO LA DITTATURA GENDER SOLO DUE SCELTE: LA RESISTENZA O LA CONNIVENZA»
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- Pubblicato Venerdì, 19 Giugno 2015 16:31
di Gianfranco Amato
Stiamo attraversando uno dei tornanti più pericolosi della storia democratica del nostro Paese. Il clima è davvero pesante. Ed è per questo che io sarò in Piazza San Giovanni a Roma il prossimo 20 giugno 2015. Sta per essere messa in campo una batteria di provvedimenti normativi liberticidi e illiberali che rischiano di completare una pericolosa rivoluzione antropologica. Come non pensare, ad esempio, al disegno di legge Scalfarotto contro l’omofobia, che per la prima volta nella storia del nostro ordinamento giuridico pretende di introdurre un reato – il reato di “omofobia” appunto – senza definirne i presupposti giuridici. Nessuna legge in Italia, oggi, definisce il concetto di omofobia. E nessun magistrato in nessun provvedimento, finora, ha mai definito cosa sia l’omofobia. Il rischio è che la definizione di questo concetto verrà rimessa alla discrezionalità del singolo giudice, secondo la sua personale sensibilità e la sua personale visione del mondo.
Ma questo è tipico dei sistemi totalitari, perché in uno Stato di diritto il cittadino deve sempre sapere preventivamente quali sono le conseguenze del suo comportamento, soprattutto se si tratta di conseguenze di carattere penale. Altrimenti siamo al famigerato reato di “attività antisovietiche” dell’ex Urss, crimine del tutto indefinito che serviva al regime come arma per combattere gli oppositori politici. Come non pensare, ad esempio, al disegno di legge Cirinnà, che di fatto introduce surrettiziamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso in totale spregio a quanto espressamente sancito dall’art. 29 della Costituzione italiana, quello secondo cui «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio».
APOLOGIA DEL MATRIMONIO ETIMOLOGICAMENTE INTESO
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- Pubblicato Venerdì, 19 Giugno 2015 00:22
EMERGENZA FAMIGLIA: I FONDAMENTALI SONO DI ATTUALITÀ
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- Pubblicato Martedì, 16 Giugno 2015 23:04
di Monica Boccardi
Il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili omosessuali e i contratti di convivenza sta per essere discusso in Senato, dopo l'approvazione del testo unificato in Commissione Giustizia, accompagnato da un elevatissimo numero di emendamenti, proposti da coloro che si oppongono alla sua approvazione.
Come negli altri paesi, in cui i vincoli fra gay sono stati legalmente riconosciuti, in Italia il dibattito culturale alla base di questo D.D.L. riguarda l’allargamento a queste unioni dei diritti elencati nel codice civile e nelle leggi speciali (nella fattispecie praticamente tutti, ad eccezione dell’adozione), finora riservati in via esclusiva alle coppie unite in matrimonio (civile o concordatario) e, dunque, formate da due persone di sesso diverso.
Tale allargamento dei diritti derivanti dall'unione matrimoniale viene giustificato in virtù di una visione “moderna” e “al passo coi tempi” della nozione di famiglia, che si vorrebbe non più collegata all'unione stabile fra uomo e donna con eventuali figli, intesa come fondamento di ogni società civile, ma legata a qualunque legame di tipo “affettivo” fra individui, la cui esistenza giustificherebbe una totale assimilazione dei diritti da tutelare.
Il risultato del recentissimo referendum in Irlanda dimostra che, sotto la spinta di una massiccia propaganda finanziata dalle Lobby internazionali, questi argomenti fanno breccia anche nel cuore e nella mente di popoli di forte e radicata tradizione cattolica. La legge Cirinnà rappresenta dunque il grimaldello per riconoscere, con altro nome, il matrimonio omosessuale anche in Italia, ultimo baluardo dei paesi occidentali a stabilire che le questioni affettive fuori dal matrimonio non siano e non debbano essere regolamentate ed oggetto di diritto.
Perché, allora, è necessario ribadire con fermezza l'opposizione al disegno di legge?